A Tale of the Past – Chapter 3 – Budapest

CAPITOLO  3

BUDAPEST

Durante le ultime due settimane mia madre era presa dall’ansia e mi parlò a lungo dei tempi passati quando nonna Gigia era giovane. Compresi che la sua urgenza era spinta dal modo in cui le memorie sorgevano in lei, ed era preoccupata da un fatto,“… Prima che le dimentichi nuovamente.”

Ma forse quei segreti and ansie erano rimasti in lei racchiusi troppo a lungo, e a volte la sua narrazione diveniva contradditoria. Qualora questo avveniva si fermava bruscamente di parlare, rimaneva soprappensiero, e poi correggeva alcuni particolari di quanto mi aveva ormai narrato, riprendendo la sua narrazione entro quanto doveva essere la versione corretta del suo racconto.

Mama era infervorata nel parlarmi di quel viaggio a Budapest che disse fu per lei una grande esperienza. Mi disse che ritornarono sui luoghi che sua madre Gigia vide nel suo primo viaggio, e che la prima parte fu viaggiando per ferrovia sino a Vienna, e da lì discesero lungo il Danubio con una nave fino a raggiungere Budapest.

 Vidi la gioia di mia madre di rivivere quella esperienza che la chiamò irreale e di come brillavano i suoi occhi, “…Lo sai fummo via per un mese…Era come una vita di fiabe in un paese incantevole. Fui affascinata di tutto quanto potei vedere ed imparare.”

Nel parlarmi mi ripete’ entusiasticamente su alcuni particolari, dicendomi “Lo sai che Mamma Gigia dopo tanto tempo ricordava ancora la lingua Ungherese? Sin dal giorno che giungemmo a Budapest, Mama Gigia ebbe modo di rivedere come era la sua vita in quel lontano 1901, quando venne in quella città per la prima volta. Erano passati oltre trent’anni da allora, ma la sua visione era limpida e chiara in ogni particolare che mi faceva notare mentre paragonava i cambiamenti avvenuti nella città ed il modo di vivere.”

Non desideravo distogliere mia madre Antonia dal suo racconto, ma desideravo pure raccogliere la maggior quantità di notizie attraverso i suoi ricordi. Sicché la riportavo su punti più salienti della loro visita e di quanto più sapeva di quel lontano 1901, il tempo in cui Mamma Gigia arrivò per la prima in quella città. Parlammo per oltre una settimana del più e del meno e delle sue impressioni di quel viaggio, di quali furono le loro esperienze, delle loro visite, diurne e notturne della città. di che cosa furono attratte durante la loro visita in Budapest. Mama si rivelò una buona narratrice rispondendo alle mie domande e mi parlò pure lungamente dei sogni rimasti indelebili nella sua memoria di quei giorni.

Rimasi stupito e senza parole perché il suo racconto appariva una storia incredibile per il lettore odierno. In quanto a me, seguendo il suo racconto, fu come entrare in un mondo inverosimile e sbiadito dal tempo come vecchie pellicole in bianco e nero, con sfumature giallastre. In quel vecchio film tutto apparve come avvolto in visioni nebulose e misteriose che mi affascinavano e mi facevano rivivere quell’epoca vecchia e grandiosa. In fronte a me apparvero, palazzi, grand hotels, luoghi lussuosi con sale da ballo che per la prima volta erano illuminate dalle lampade elettriche. Attraverso la narrazione di mia Madre Antonia, vedevo quelle signore del passato vestite in lussuosi ed attillati abiti e adorne con preziosi diademi e collane, gioielli che mettevano in risalto l’aristocratica bellezza di quelle dame che nella moda di quei giorni sfoggiavano larghi cappelli piumati mentre le loro braccia erano coperte da lunghi guanti in seta simili ai loro vestiti. Le chiome, ben acconciate, erano nella moda del tempo, trattenendo gli alti chignon con spille dorate. I gentiluomini, a loro volta erano ben impettiti in eleganti abiti scuri sopra impeccabili camicie bianche e ben inamidate. Non dimentichiamoci che quegl’imponenti gentiluomini erano resi fieri con quei baffoni, lunghi e fabulosi, e ben paraffinati, eretti e capaci di raggiungere i lobi delle loro orecchie, che prendevano come modello il loro amato imperatore, Francesco Giuseppe.

In quei luoghi di riunione non mancavano gli ufficiali Ussari, fieri nei loro portamenti, nei loro calzoni bianchi sotto brillanti giacche rosse o blu ed arricchite con alamari e bottoni in oro. Questi ufficiali erano i rubacuori e ben adorati da tutte le dame presenti desiderose di essere richieste da quei impeccabili ufficiali per un walzer o una mazurka. E quelle dame flirtavano con un sorriso squisito, e per rendersi desiderate, si concedevano dopo aver consultato il loro bouket, sorridendo con grazia alla richiesta del loro danzare. Forse era un modo un po’ frivolo e civettuolo, e come da sempre le dame sono nate maestre nei giochi amorosi, e sempre in attesa di complimenti e sussurrii galanti promettenti lunghe notti d’amore. 

Ascoltavo mia madre che raccontava i segreti della giovane Gigia… Mi vedevo parte della sua narrazione, e socchiudevo gli occhi, e si, udivo quel cadenzato scalpitio di zoccoli sopra i selciati di pietra, e lo stridio delle ruote mentre le carrozze rotolavano leggere tra le vie della città, attraversando uno dei ponti che univano l’aristocratica ed elegante Buda alla sponda opposta del fiume, dove pulsava la vivida Pest, che era la nuova vita, con nuove industrie capaci di arricchire la città.

E con il discendere del crepuscolo vedevo rinascere nella mia fantasia all’imbrunire quelle ricche dimore che si affacciavano sull’incantevole Dana (Danubio in Ungherese) Era il tramonto avanzante con lunghe ombre sempre più cupe, ma ora non erano piu1 tetre poiché da pochi giorni erano state vinte dal brillare sfarzoso di quelle nuove lampade elettriche, luci che avevano cacciato le tenebre e che ora si riflettevano sopra lo scuro specchio delle acque del Danubio. La gente se ne stava là all’intorno, incantata da tale miracolo ed entusiaste ammirava il prodigio giunto allo scoccare di quell’anno fatidico. Commenti, pregi ed esclamazioni volavano da bocca a bocca, passando la voce che quelle luci erano le più luminose fino allora create. Quello era merito della nuova industrializzazione ma in quell’anno del 1901 fu solamente il privilegio di quelle poche case aristocratiche che si affacciavano sul fiume. Non fu molto dopo, che tale lussuria e prodigalità venne presentata in modo grandioso illuminando il maggior ponte che attraversava in Danubio, Il Ponte delle Catene, e tutt’oggi quei lampioni barocchi, sono ancora sul ponte a testimonianza di quei giorni gloriosi.

Si, quelli furono gli anni prestigiosi di Budapest, il tempo in cui l’Ungheria era all’apice del suo splendore. Budapest era la nuova capitale di quel Regno Ungherese formatesi alcuni anni prima, e che nel breve giro di tempo si trasformò in una delle maggiori metropoli Europee. Era tutto merito di quel benessere industriale che fu capace di creare l’alta percentuale di nuovi arricchiti. La vita in Budapest crebbe entro un prospero futuro che in pochi decenni la proiettò come una delle più dinamiche e moderne città Europee.

Fu in quel tempo che la classe media gareggiò e divenne superiore all’aristocrazia, anche se sempre la Nobiltà mantenne certi privilegi che aveva accumulato nel passato e ritenne quelle enormi fortune che aveva accumulato durante i secoli precedenti.

Budapest fu presa dalla frenesia, con l’arrivo di nuovi transporti pubblici. Tram, ferrovie, e stazioni prolificarono. Sulla sponda opposta del Danubio nacquero fabbriche immense lasciando ben visibili le loro ciminiere che saettavano verso il cielo ed allungandosi in lunghe strisce di fumi che avevano l’ardire di oscurare il sole. Le nuove fabbriche richiesero masse maggiori di operai nelle nuove industrie. Fu allora che molti contadini abbandonarono le campagne, per divenire cittadini ed assimilandosi con quella cerchia di lavoratori nelle industrie i quali si moltiplicavano a vista d’occhio. I contadini divenendo cittadini, furono forzati ad imparare le nuove discipline imposto dal lavoro delle fabbriche. Impararono un mestiere, divennero familiari con nuovi materiali e sistemi di lavoro, e l’industrializzazione creò per loro un nuovo universo. Nacque in quel modo il ventesimo secolo all’insegna della nuova era economica-industriale. Una nuova vita nazionale eruppe dall’oscurità e mediocre attività del secolo precedente.

Il moltiplicarsi dell’industrializzazione in Pest, originò quel benessere che propagò in tutto il paese. Diede vita a nuove banche, le quali facilitate dai buoni affari offrirono prestiti migliori alle industrie ingigantendone lo sviluppo. Nacque pure il nuovo modo di comunicazione dando vita alle locomotive a vapore che con le nuove strade ferrate divennero popolari ed indispensabili. Le ferrovie diedero vita ad un progresso maggiore unendo i centri urbani con i centri periferici, ed in questo modo unì il Paese creandolo più dinamico. La vita di lavoro divenne frenetica ed il benessere si estese alle masse lavorative compensandole nel loro desiderio di successo dalle umili origini paesane ed oscure.

Per il volere dal loro Imperatore, Francesco Giuseppe, centinaia di intraprendenti pionieri industriali furono innalzati alla nobiltà come nuovi Baroni. Molti di questi nuovi Baroni comprarono proprietà terriere, costruirono palazzi, divenendo presto una nuova gerarchia aristocratica che popolò i locali alla moda, vestendo abiti eleganti e trovandosi al posto di onore nelle festività locali.

Quello fu il tempo in cui il Romanticismo divulgò. Il Teatro Nazionale nacque. Presentò lavori teatrali di gran successo dove opere ed operette divennero di gran voga. I walzer di Franz Lear abbellivano le sue operette, e poi i suoi walzer entrarono in modo maestoso nelle sale dei palazzi aristocratici dando vita a quelle danze suntuose. Poi col raggiungere della popolarità si infiltrarono pure nelle sale da ballo della classe media e più popolari. Fu il tempo in cui nuovi lavori musicali furono creati rappresentando la vita paesana locale in scene bucoliche. Queste opere musicali con questo motivo avente lo sfondo di vita popolare, divennero presto acclamati in teatri periferici. Questa musica più popolare diede origine a canzoni ed opere musicali rappresentanti la vita e le danze campestri. La Czarda fu una di queste rappresentazioni che vide uomini e donne danzare in costumi ricamati in modo pregiato. Il pregio maggiore in queste danze era rappresentato dalla distinta bravura e grazia delle ballerine, capaci di danzare con un calice ripieno di vino sulle loro teste.

Quelli furono gli anni in cui vide la gloria di Listz sorgere, e la superba maestria come compositore nel creare le sfrenate Rapsodie Ungheresi, le quali rappresentavano la vita reale dell’epoca. In quegli anni la popolarità di Listz raggiunse gli angoli del globo. Bartok e Kodaly divennero pure noti con la loro musica folcloristica, e le melodie che composero divennero di gran voga per la generazione di quel tempo. Ancor piu’ furono di quei tempi quelle Rapsodie Gitane le quali nascevano dall’improvvisazione del momento, dove il solista creava quella musica divina dalla sua fertile immaginazione, senza che alcuna nota fosse stata scritta prima. Fu l’era in cui gruppi Tzigani incominciarono a concertare nei ristoranti e ritrovi culturali.  Quelle tradizioni tzigane hanno sopravvissuto nel tempo e tuttora sopravvive nel paese. La musica melodica dei loro violini fu pur sempre la voce di quella gente nomadica, l’espressione del loro animo ed il rammarico nelle loro continue peregrinazioni. Questo popolo e la loro musica divenne ben presto ben accolto dal pubblico che si affollava nelle sale da pranzo in ristoranti ed hotels.  Più tardi questi violinisti furono invitati a rallegrare il meglio del mondo aristocratico nei loro circoli sociali.

Questi compositori, artisti, pittori, furono coloro che diedero via a tutte le sfaccettature del romanticismo Ungherese, dando vita alle arti locali che ben presto furono conosciute nelle altre capitali Europee.

Al principio di quel secolo Budapest divenne la seconda più importante città nell’Impero Austro-Ungarico, dopo la stessa Vienna, e rivaleggiò con Parigi e Londra nella gara di divenire la capitale culturale Europea.

~*~

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

2 thoughts on “A Tale of the Past – Chapter 3 – Budapest

  1. Un meraviglioso viaggio a Budapest, narrato dalla variopinte parole della propria madre…
    Buona domenica e un caro saluto,Carlo,silvia

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

<span>%d</span> bloggers like this: