A Tale of the Past – Budapest – Cap 3 – Part 3

Parte 3

Quell’inverno del 1900 Francesco ritornò a Nimis più tardi del solito. In quegli ultimi anni aveva vinto importanti appalti di lavoro su quell’ultima fase di costruzione della ferrovia che avrebbe collegato la Transilvania a Budapest. Quella ferrovia avrebbe snellito il sistema di trasporti. Ferro e legname della Transilvania era divenuto indispensabile alle nuove industrie che si moltiplicavano a vista d’occhio e ne erano sempre scarse di quelle necessità indispensabili al loro progresso. I Tullio avevano in appalto la costruzione di nuove stazioni ferroviarie, ponti, tunnel e tutti quei lavori di costruzione civile necessarie lungo quella nuova via ferrata nella regione di Hunedoara, che a quei tempi era conosciuta con il nome di Vajdshunyad, situata nel sud-est del regno Ungherese e facente parte dell’Impero Austro- Ungarico.

La mano d’opera che la ditta Tullio richiedeva in quei giorni era formata principalmente da carpentieri e muratori e la maggioranza di questi lavoratori proveniva dai paesi limitrofi a Nimis. Erano dozzine di operai, che risiedevano in campi rustici, con baracche in legno dove dormivano ed avevano una mensa. Inoltre vi erano i magazzini della ditta per materiali e equipaggiamenti. Il campo base si trovava nella vicinità di un minuscolo villaggio in Transilvania, ma logisticamente situato per i lavori in corso e circa a mezza via tra Deva e Vajdahuniad.

Negli ultimi dieci anni gli interessi della Ditta Tullio si era grandemente accresciuta e Francesco riorganizzò i sistemi operativi del lavoro. Suo figlio Toni fu nominato responsabile dei lavori a nord della regione, mentre per i lavori ferroviari in corso, nominò due dei suoi più capaci capi-cantieri responsabili dei lavori nella provincia di Hunyad. Vi era pure un contabile locale con l’incarico di sovraintendere la contabilità. Questo contabile da anni era responsabile verso Francesco non solo della contabilità della ditta ma accudiva a quelle faccende burocratiche della ditta, riguardanti banche, finanze, contratti, contatti con uffici, etc.

Francesco ritenne per sé l’incarico di sovraintendente di tutti gli affari della compagnia e usualmente risiedeva nel capoluogo cittadino più importante in Transilvania, il quale era pure il centro degli affari, in Hunjad e questa località era pure relativamente vicina ai cantieri di lavoro.

In quei giorni, Francesco aveva da poco superato i cinquant’anni, era ancora con una figura imponente nei suoi quasi due metri d’altezza. Il suo sguardo era severo e sempre diretto verso il probabile interlocutore. L’aspetto fisico imponente era una caratteristica dei Tullio che si tramandava da generazione a generazione.

Francesco usava vestire in modo impeccabile, usando abiti scuri, nella moda di quel principio del secolo. Al di sotto della giacca sfoggiava un gilè, tagliato nella stessa stoffa, ed al quale usava attaccare con una pesante catena d’oro un orologio pure in oro. L’orologio aveva un grande valore sentimentale per Francesco poiché era quello del padre Pietro, e divenuto suo alla sua morte. A completare la sua austera figura, e nella moda dettata dal tempo, si adornava orgogliosamente di immensi baffi, ben incerati, che avevano l’ardire di gareggiare per grandezza ed eleganza con quelli sfoggiati dal suo amato Imperatore, Francesco Giuseppe, poiché in cuor suo, Francesco mai si sentì di essere Italiano.

 Come trasporto e per muoversi rapidamente, da paese a paese, usava un leggero calesse trainato da un magnifico baio. Mai Francesco volle credere nel pratico uso di quelle automobili che incominciavano ad invadere le strade in quei giorni.

In quell’inverno del 1900, Francesco arrivò nella sua residenza patriarcale in Nimis alcuni giorni prima di Natale in seno alla sua famiglia. Maria, sua moglie, proveniva da una famiglia facoltosa di Sedilis, una frazione poco distante. Al loro matrimonio portò, come costume dell’epoca, una ricca dote al marito, la quale includeva tra l’altro, una larga vigna capace di produrre uno dei migliori vini Ramandul della zona.

L’austerità era la base della vita famigliare dei Tullio e tramandata a loro dai loro padri, che a quei tempi vivevano in modo alquanto conservativo. Effusioni di tenerezza, parole d’amore tra marito e moglie o anche ai propri figli, erano inesistenti. Tutto era castigato, tutto era sotto quella forma cortese, riverenziale, ma di una freddezza incredibile. Risate, gioie, o il confidare i propri pensieri e sentimenti ad un altro pubblicamente, era una cosa alla quale nessuno ardiva per pudore.

 Tutto era controllato e tenuto nascosto anche il più monastico dei baci, tra Francesco e Maria o per i figli. Erano cose tabu e tra i coniugi era solo nel ristretto ambito delle pareti della loro camera. I figli, maschi o femmina, quando dovevano rivolgersi a Francesco lo facevano in modo riguardoso. Lo indirizzavano con un rispettoso Signor Francesco o Signor Padre. Un freddo reverenziale approccio il quale rivelava il timore, diceva chiaramente che la totale autorità nella casa, e cosa indisputata, era Francesco. Lui era l’epicentro di quel piccolo mondo domestico, e tutto ruotava attorno a lui, il quale imponeva la più rigida disciplina alla sua famiglia e a tutti i lavoratori subalterni che lavoravano nelle sue proprietà.

Questa situazione era dura per tutti e particolarmente per le figlie che si sentivano intimidite quando erano obbligate alla presenza del proprio padre. Francesco, come altronde altri capi famiglia di quei tempi, riservava a loro quello sguardo severo che incuteva soggezione e paura a colui che si trovava alla sua presenza. Era quasi sconosciuto ai propri figli, i quali avevano poche occasioni di vederlo a casa in Nimis.

Nonostante tutto questo Francesco sentiva gli obblighi famigliari ed aveva ambizioni per loro, e particolarmente verso le figlie. Aspirava, come di moda in quei tempi, di accoppiarle bene con un buon matrimonio, forse non d’amore ma che potesse ritornare un benessere materiale. Le voleva accasate con qualcuno che avesse una buona posizione sociale e inoltre, ed ambiziosamente aspirava che il futuro genero fosse di aiuto con il suo buon nome ad innalzare maggiormente il prestigio sociale della sua famiglia.

Luigia era allora quindicenne, e per quei tempi, aveva raggiunto l’età di entrare nella vita pubblica ed essere ben accasata. Francesco pensò alla miglior possibilità per maritare la figlia e pensò di chiedere a quella zia in Budapest di ospitare la giovane Luigia. Lei aveva un buon nome e lei pure era nota per ricevimenti di altre famiglie benestanti. Quella zia poteva essere un buon chaperon ed introdurre la giovane Luigia nell’alta vita borghese della città.

~*~

“Mama perché non mi racconti la storia di Mamma Gigia, quando era ancor giovane ed andò a Budapest in quel lontano 1900? Quanto più a lungo vuoi tenermi in sospeso?”

“Abbi pazienza, Carlo. Cerco di riordinare i miei pensieri. Lo sai, tanto tempo è passato da allora, e sì, tante cose successero, ma fu tanto tempo fa. Con la mia debole memoria mi occorre tempo, e sto` facendo del mio meglio.”

“Va bene Mam! Scusami se sono impaziente.”

“Lo sai, Carlo? Ora ho altre memorie più chiare. Così incomincio a raccontarti del tempo che Mamma Gigia ed io andammo a Budapest. Mi ricordo quanto era ansiosa e felice di ritornare in quei luoghi e vedere nuovamente quella città. Quella visita fu una esperienza pure per me. Trovai quel luogo veramente regale con quelle ricche chiese e palazzi, particolarmente sul lato di Buda. Fu lì, nel centro elegante della città che Mamma Gigia disse di aver vissuto.”

“Lo sai che mi stai incuriosendo? Appena posso voglio andare a vedere quella città e fare un salto in Transilvania. Ma ora, per favore, raccontami quanto ricordi.”

“Si, ricordo bene quel giorno che io e Mamma Gigia arrivammo in Budapest. Lo sai arrivammo in gran stile. Navigammo lungo il Danubio per oltre due giorni. Credimi, arrivare navigando sul Danubio è il miglior modo. Le esperienze del viaggio sono infinite e molto rilassante. Dal ponte della nave hai una vista magnifica lungo tutto il tragitto di centinaia di chilometri lungo la costa del fiume. Trovi villaggi di pescatori che si mescolano a città multicolori. Vedi semplici e modeste case di paesani sovrapposte da castelli superbi che certamente possono raccontare la storia di secoli. Lo sai, me ne stavo sul ponte per lunghe ore, non volevo perdere una sola scena di quanto si susseguiva ad ogni curva del Danubio. Promettimi che se vai a visitare quei luoghi prendi la nave a Vienna od anche prima. Puoi partire dal Belgio. Canali sono stati tagliati e congiungono da fiume a fiume, fino a che entri sul Danubio, il quale si ingrossa col discendere a valle, dove diventa placido e forse anche blue, come vogliono farti credere!”

“Mi stai dicendo di andare là ora? Si, se solo potessi. Sento il desiderio crescere in me. Ma poi?”

“Dopo un’ultima curva Budapest fece capolino in fronte a noi. Mamma Gigia era eccitata. Era talmente emozionata che mi è difficile descriverti come fosse. Se ne stava sulle punte dei piedi per veder più lontano e si teneva salda con le mani al passamano del ponte per poter veder meglio. “… Tutto è ancora come allora…” Mamma Gigia ripeteva a sé stessa, “Sono passati più di trentacinque anni. Allora ero sedicenne … quanto bella era la vita …”

Come d’incanto i ricordi erano veraci, e vedevo mia madre Antonia presa dalla febbre di narrarmi, di farmi partecipe di quel memorabile arrivo in quella città superba e signorile.

“… Mamma Gigia stava guardando verso la citta, ancora nella lontananza ma che stava ingigantendo in fronte a noi. Vedevo Mamma Gigia presa dall’emozione del ricordo, socchiudeva gli occhi, e credo avesse altre visioni nel suo ricordo. Era come se vicino a lei vi fosse una persona particolarmente cara… i suoi occhi erano semichiusi e sorrideva, ed un lieve tremore era in lei. Il suo sguardo era perso nel nulla, facendomi comprendere che quel sorriso non era per me, vedevo il suo sguardo passare al di sopra di me, senza vedermi.

E quel sorriso non era certo dovuto nel rivedere Buda… Lo capii allora ed ora sono più che mai sicura che quel sorriso era… sì, era per lui…e sussurrava lievemente un nome che non compresi. Capii solamente che si sentiva felice nel rivivere il passato. Le strinsi la mano mentre la nave era prossima al molo. Dissi eccitata, “Stiamo arrivando mamma!”

Ricordo che Mamma Gigia fece un cenno di saluto con la mano…e lo chiamava con tenerezza…Aveva un guizzo nei suoi occhi che mi fece intuire che lo vedeva, anche se lui era solo un ricordo e le sue labbra si muovevano, ma senza alcun suono. Era pesa nel suo sogno…la lasciai presa dai suoi ricordi e non le dissi alcun’altra parola.”

“Cosa mi vuoi fare credere? È mai possibile che Nonna Gigia si innamorò durante la sua prima visita a Buda?” Mia madre mi ignorò e continuò il suo racconto.

“Sapevo che aveva bisogno di un po’ di felicità. Mai ebbi modo di vedere mia madre così felice prima di allora. Nemmeno in quei giorni lontani quando mio padre Ferruccio era con noi ed io ero ancora bambina….  Hei Carlo, ma cosa mi fai dire? Sappi quanto ti ho detto ora della Nonna Gigia, è solo per te. Non devi scrivere queste cose. Lo sai, quello era forse l’unico segreto che mia madre aveva e lo aveva sempre tenuto per sé. Sappi che se oserai scrivere questo ti ho detto, né io né tua Nonna Gigia ti perdoneremo mai. Lasciala dormire il sonno della morte. Non avere l’ardire di disturbare chi resta in pace. Hai capito?”

~*~

Non dissi nulla allora. Le chiesi solamente di parlarmi del loro arrivo in Budapest.

“Mamma Gigia, come dissi, era intenta a ricordare tutti quei posti che erano nella prossimità dello scalo, mi indicava questo e quello, era così emozionata, mi diceva,”…Questa e la parte più elegante della città vedi, quello in fronte a noi è il ponte più prestigioso che attraversa il Danubio, si chiama Il Ponte delle Catene, lo sai che da allora nulla è cambiato? Sul ponte vedo ancora quei vecchi lampioni con diverse braccia per sostenere le lampade…Capisci ora il perché ho voluto entrare nella città navigando sul fiume? Vedi quanto è bello?… Solo da qui puoi ammirare tutto lo splendore decadente del passato, solo da qui puoi notare le parti caratteristiche e storiche …. Sento ancora la stessa emozione di allora, quando venni qui con le mie cugine e con noi vi era pure qualcun altro…”

Mia madre Antonia continuò a parlarmi di quell’arrivo, “Vedrai Carlo, anche tu ti sentirai emozionato e sorpreso la prima volta che metti piede in Budapest. con il centro della città che si affaccia sopra il fiume. Questa è la ragione di tutti quei ponti. Credo che allora erano più di sette. Ricordo la vista fantastica che si aveva dalla nave. Potevamo vedere Castle Hill, la collina del castello, bagnata da quel sole pomeridiano che si riverberava sulle tegole multicolori dei tetti. Più oltre si notavano gli archi gotici della chiesa di San Mattia, e lì vicino vidi pure i Bastioni del Pescatore, con magnifici giardini al di sotto, e poi, scendendo lungo la riva del fiume, potei ammirare la facciata del Grand Hotel. Sulla riva opposta del fiume si nota Il Palazzo del Parlamento con la sua alta cupola sovrastando tutto il resto, e vidi tutte quelle alte torri del palazzo, che salgono a scala in un grazioso modo cuneiforme tentando di raggiungere il cielo. Sapesti quanto tutto appariva maestoso. Sono cose che non si possono dimenticare!”

“Hai ragione Mama, è sempre la prima impressione quella che rimane vivida nel ricordo, cos’altro mi puoi raccontare?”

“Fui sorpresa come Mamma Gigia ricordasse bene la città. Il giorno seguente andammo per una scorribanda fuori dal luogo in cui si alloggiava. Quello era il nostro primo sabato che si andava fuori per qualche compera e lei senza chiedere aiuto mi portò direttamente a Nagycsarnok. Quello e’ il luogo dove si innalza La Piazza del Gran Mercato, il quale si trova a ridosso del Ponte di Szabadsag. Il mercato è immenso con alte e spaziose costruzioni, ed hanno l’apparenza di quelle vecchie stazioni ferroviarie con larghi archi in ferro che sostengono le coperture. Incredibile l’innumerevole quantità di banchi che esistono sul luogo. Sono ricoperti da tutto quel ben di dio, cibi, liquori, abiti, tovaglie, oggetti di regalo. Insomma tutto quel che vuoi lo trovi li. Ero incantata a veder il tutto, quei lunghi spaghi nei quali erano stati infilati peperoni rossi, e quei chilli. Vi erano collane di agli che decoravano i banchi come ghirlande di fiori. Vi erano innumerevoli vasi di diverse dimensioni con sotto aceti, e poi quei vecchi barili contenenti sardine ed acciughe sotto sale. Non ti parlo di tutti quei salami e prosciutti appesi al disopra dei banconi di vendita. Ma la storia non finiva lì, trovavi caviale, paprika, miele in larghi vasi, piatti ricolmi di zafferano e vini locali e spumanti… insomma tutto era li, e tutto in bella vista ed in abbondanza. Quelle erano cose che noi in Italia non ci si poteva permettere con quella miseria che stava tutto attorno.”

“Hai altri ricordi di Budapest. Hai acceso la mia curiosità con i tuoi racconti della città ed ancor più con le visioni della Nonna Gigia. Ti ha poi detto alla fine chi era mai quel galante cavaliere? Hai saputo cosa successe in quei giorni della sua prima visita?”

“Forse posso accennarti qualche piccola cosa di quei giorni. Non so se posso parlarti di tutto apertamente. Credo che nemmeno io conosca tutto quanto avvenne a mia madre. Però posso raccontarti di quei giorni che fummo assieme in Budapest. Ricordo bene come passammo il nostro tempo durante quel mese che fummo in quel luogo. Le nostre giornate erano dedicate a vedere quanto più si poteva. Andammo a visitare musei, teatri, chiese, parchi. Andammo a concerti ed operette, alcuni all’aperto nei parchi cittadini. Di giorno si vagava nelle strade cittadine da un negozio all’altro e poi lunghe camminate su viali che costeggiano il Danubio, ed attraversammo a piedi quel ponte famoso che ti dissi prima, Il Ponte delle Catene.

“Ed un’altra cosa che mi piacque molto fu quando andammo a Silklo e da lì salimmo con la funicolare a Castle Hill, il Castello sulla Collina. Un’altra cosa che mi diede piacere fu la visita alla citta’ medioevale di Var. 

“Insomma non ci fermammo mai, andammo nei luoghi più impensati che trovavamo sulla nostra via. A volte si camminava su vecchie strade, pavimentate con ciottoli che avevano ai lati lunghe file di negozi zeppi con memorabilia. Ero incantata quando esplorammo quelle strette calli in Var che ancora sono adornate con vecchie case piene di eleganza antica. Mama Gigia disse che aveva ricordi di quelle trattorie dove fu con le cugine alla sua prima visita. Si ricordò di quelle alcove create nel recesso di quei alti archi in pietra e dove si può riposare su sedili di roccia. Furono costruiti nei secoli passati, ma sono ancora usati oggi, e i preferiti dei giovani innamorati. Naturalmente alla sera eravamo stanche, e trovavamo posti rilassanti, taverne caratteristiche lungo la nostra via verso casa, che offrivano goulash accompagnati con superbi e rinfrescanti bicchieri di Tokay.”

“Così vuoi dirmi che avete veramente avuto delle vacanze magnifiche, con molte cosa da ricordare.”

“Si, in quelle serate, Mamma Gigia si lasciava andare. Quello fu l’unico tempo che mi raccontò della sua vita giovanile in Buda assieme alle cugine, Erika e Ilona-Maria. Erano tutte e tre giovani, esuberanti, desiderose di quella vita brillante di quei tempi, e cosi, molto comune anche al giorno d’oggi tra i giovani, si confidavano tutto, sogni e passioni. Certo i loro sogni erano grandi, particolarmente in quelle feste dove potevano incontrare ammiratori galanti, danzare valzer, mazurke. Mamma Gigia mi disse che quella era una vita cosi’ differente da quella in Nimis. Era la vita della capitale del bel mondo, e non racchiusa nel piccolo paese di campagna da dove veniva.

“Penso che Mamma Gigia si sentì proiettata in un mondo inverosimile, alla moda. Dopo tutto era la più importante metropoli dell’Impero Austro-Ungarico, ed i suoi sogni volavano alti e poté godere i giorni più belli ed avventurosi della sua giovane vita.”

“Bene Mama, ti ringrazio di quanto mi hai raccontato. Penso che hai molti altri ricordi di quel viaggio.”

“Si Carlo. Ho altre cose che voglio tu sappia. Ma non oggi. Sono stanca ora, e desidero una buona tazza di the al limone. Puoi chiedere a Jaimul se poi può aiutarmi ad andare a dormire?” 

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Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

One thought on “A Tale of the Past – Budapest – Cap 3 – Part 3

  1. Vicissitudini importanti, d’una famiglia che cresce e lavora, in un paese straniero…narrate dalla genitrice…
    Sempre bello leggerti, Carlo, buon giovedìe un caro saluto,silvia

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