A TALE OF THE PAST – Stralci dal Cap 6 – Ricordi di un piccolo mondo

CAPITOLO 6

RICORDI  DI  UN  PICCOLO  MONDO

Era una notte di plenilunio e la luce d’argento si riverberava sulle acque calme della baia. Sembrava che tutto fosse senza movimento e potevo udire il gentile sussurrio del mare che si rompeva sulla spiaggia sabbiosa. Quella calma mi induceva alla meditazione. Capii che era un luogo magico che emanava inspirazione, e fui assorbito dall’incanto che proveniva da tutto attorno in quella baia. Ritornavano in me pensieri reconditi, e sapevo che essi esistevano nel profondo del mio subcosciente da sempre, qualcosa forse quasi dimenticato nell’accumularsi di mille cose passate, ma che ora risuscitavano a nuova vita nel calore di questo luogo tropicale. Nel cosmo al di sopra vedevo stelle brillanti che gareggiavano con la luna, quasi completamente rotonda, ed erano nel massimo splendore. Quegli astri erano lì che brillavano al disopra di me ed inviavano un silenzioso invito chiedendo di apprezzare tutte quelle semplici bellezze del creato. Sentii una calma spirituale discendere in me. Vidi Dio nella sua grande gloria, e silenziosamente innalzai il mio umile grazie, il Signore che nella sua immensa comprensione donava a noi mortali lo splendore della sua creazione. Mi sentii umile al suo cospetto, ma accettai di ammirare e godere questo meraviglioso universo.

Ora ero rilasciato. Ero ora in pace con me stesso, ed ero incantato. Lo sentivo vicino mentre ammiravo il cielo stellato. Nessuno era attorno a rompere la magia di quell’incanto. In quel modo il mio pensiero fu libero di vagare, di sognare, di vedere nuovamente cose lontane e vissute nel tempo passato. Sentivo che il tempo era giunto per aprire nuovamente il libro dei ricordi dove erano state incise tutte quelle visioni e tutte quelle mie memorie. Sentivo che era tempo che ritornassi bambino. Tempo di godere come allora e di risvegliare dal recesso della mia mente i momenti più belli che erano rimasti là, forse assopiti per troppo a lungo, anche se non completamente dimenticati, ed inconsciamente rimasti in me, nel profondo del mio animo.

Ora sentivo di essere nuovamente quel ragazzo felice di allora. Correvo tra quei campi verdi che circondavano la casa di mia Nonna Gigia. Mi vedevo, in una visione un po’ discosta, dal mio io di oggi, mentre camminavo su quella ripida scorciatoia che conduceva attraverso la foresta di abeti alla mia meta. Vedevo nella lontananza quel vecchio Forte. Era là, reale e sovrastante, era la Piccotta di allora, era il Forte eretto in tempi molto lontani ma che era ancor lì, per proteggerci dai mali e dalle cattiverie umane. Mi arrampicavo, e salendo la mia mente era libera di innalzarsi e di vedere al disotto, in quel grande cumulo di ricordi. Era una lunga vita, ed era la mia, che ora si affacciava in fronte a me, piena di molti sogni realizzati e di tutti quelli che pure non diedero frutti… Ma continuavo a camminare imperterrito su quel sentiero scosceso che mi conduceva alla Picotta attraverso Prato Castello. Sbuffavo per l’enorme fatica del salire, necessitavo di quel buon ossigeno per rigenerare i miei polmoni. L’ossigeno era fresco ed invitante, profumato con la pece dei larici che incontravo sulla mia via. Inalavo nuovamente, a pieni polmoni. Quell’aria scivolava fresca e’ salubre, intrisa con quel mistico odore della spessa resina. Ho udito quella fiaba del passato, la fiaba che mia madre usava narratami quando ero piccino, mi diceva che quei larici secolari sanno tante cose di noi. Ed ora sono qui, in mezzo a loro, quegli alti fusti che si ereggono nella foresta, e mi stanno parlando del mio passato. Parlano e parlano senza fermarsi, così assieme a loro posso ricordare tutti quei giorni lontani e felici.

                                                                 ~*~

Dopo questo sogno ero un nuovo io.  Mi sentivo euforico nell’esuberanza della mia gioventù, consapevole della pienezza della mia vita e la gioia traboccava da me. Ora con l’immaginazione potevo creare l’atmosfera ideale. Quegli abeti del sogno mi avevano giusto detto che dovevo rigenerare la mia anima col loro necessario ossigeno se volevo ritrovare nuovamente me stesso.

Ero inebriato da un’incommensurabile gioia.

Realizzai allora che il decidere di venire qui in questa isola fu la miglior soluzione di quel tempo. Sia io che Mama Antonia si aveva bisogno di distaccarci dalla soffocante realtà dell’esistenza, dove sempre abbiamo pagato lo scotto per ogni passo della nostra vita. Sentivo che in quel momento, su quell’isola tropicale, potevo scordare l’assillo delle lotte quotidiane, le tante disgrazie, piccole o grandi, che si erano accumulate durante lunghi anni di lotte e sacrifici nel tentativo di emergere dalla mediocrità della vita.

Potevo in questo modo, anche se temporaneamente, liberarmi dal caotico susseguirsi di eventi che avevano lasciato in me la pesantezza di molte passioni. Cose assopite ed anche un po’ dimenticate e che ora lasciavo dietro di me, in Australia. Benedii quel giorno che decisi di venire in questo magnifico paradiso tropicale.

Qui, in questo posto incantevole, mi sentivo rinato e volevo dimenticare. Dimenticare i tormenti ed affanni di settimane, mesi, ed anni trascorsi. Volevo essere libero e godere quanto queste isole possono offrire a me ed a mia madre.  Per una volta volli essere egoista e di pensare unicamente a me stesso, e di concedermi quel piacere tanto agognato, ma mai realizzato. Da tempo vedevo mia madre che stava invecchiando rapidamente. Pensavo che era giunto il momento di esserle finalmente vicino e di aver cura di lei, ed infonderle quel po’ di serenità che ben si meritava dopo le infinite durezze attraversate in lunghi anni della sua vita.

Questo paradiso tropicale era il posto ideale per entrambi noi, Mama ed io, di innalzarsi entro una più felice ed alta sfera della nostra esistenza. In me sorgeva una piacevole sensazione di felicità, poiché vedevo rinascere quell’ideale Madre-figlio connivenza. Scoprii con piacere che lei finalmente si lasciava condurre da me ed accettava questo modo viventi. Sapeva pure lei che era giunto il momento di dar via alla sua testardaggine e di essere più comprensiva, anche se avesse dovuto ridimensionare se stessa ed essere un po’ più umile,  e di dare una nuova direzione alla sua vita che nel passato fu sempre mantenuta altera e regale in tutte le sue azioni.

Posso dire che ho visto mia madre, durante tutta la sua vita, come una donna fiera e di forte carattere, ma ora finalmente vedevo che aveva raggiunto il punto in cui doveva rallentare il controllo su sé stessa, e di dar via quella rigidità del passato. Era tempo che si rilassasse, tempo che si lasciasse guidare da me, e che entrasse in quella sua nuova vita accettando la sua nuova posizione, che si sentisse cosciente che aveva raggiunto l’arco della senilità. Sarei stato felice finalmente di avere il previlegio di prendere comando sopra la sua fragile vita di ora e di inspirarle una esistenza meno battagliera. Non potei negare che tale situazione mi diede piacere. Finalmente, e per la prima volta, sentii che potevo esserle più vicino, e lei, con la sua solita grazia, in cose di questo genere, mi fece sapere di essere felice di quel non discusso arrangiamento delle nostre cose ed affetti. Alla fine fu per me il ben guadagnato ritorno ai vecchi giorni della mia infanzia.

Durante le ultime lunghe settimane che siamo assieme abbiamo avuto tempo di parlare e di rivivere molte cose. Maggiormente cose che avvennero nel passato. Giorni trascorsi assieme quando ero ancora un ragazzo e quando per noi esisteva gioia e serenità, quel tempo in cui  si aveva il previlegio di essere felici.

Purtroppo quei giorni non furono molti poiché si viveva nel tempo sbagliato. Iniziarono subito dopo giorni di guerra, lutti e fame ci circondarono e quel tempo fu’ troppo lungo. Perdemmo tutto, ed occorse un’infinità di tempo, pazienza, duro lavoro e separazione, per ritornare a giorni migliori. In quel processo diventammo vecchi, e perdemmo la gioia che esiste quando si è nell’arco di vita giovanile, e quando si ha il piacere di essere assieme ad amici, in ritrovi brillanti, di danzare in luoghi frivoli, di aver la gioia di andare in luoghi lontani, in posti sconosciuti, di imparare da quei luoghi i costumi dei popoli, e nell’essere ripagati dal piacere nell’ammirare quanto più, questo magnifico mondo attorno a noi può offrire.

Nonostante tutto, il nostro piccolo mondo ci ha pur sempre offerto alcuni piccoli e poetici momenti nella nostra vita. L’amore famigliare ha sempre potuto rendere possibile il tutto e si sa bene quanto grati ci sentiamo di tutte quelle piccole cose che creano la felicità e l’armonia di chi divide lo stesso tetto.

Parlo ora dei giorni precedenti la seconda guerra mondiale. Quei giorni furono i migliori nella mia vita, sin dal momento in cui posso ricordare, sin dal momento in cui sgambettai i miei primi passi, ed incuriosito mi guardavo attorno per vedere cosa la vita mi avrebbe riservato.

Realizzo che devo muovere indietro l’orologio del tempo, così che possa scrutare meglio dentro quelle prime memorie ed esperienze della mia vita, anche se a volte possono essere nebulose, sebbene pur sempre ricche di amore e di valore sentimentale. Mi piace rivedermi nelle mie memorie passate e rivedermi giovane e sento il bisogno di poter ricreare nuovamente quegli anni della mia infanzia, al periodo delle vacanze estive che io e Mama Antonia usavamo passare nella casetta di Nonna Gigia in Tolmezzo.

~*~

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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