A Tale of the Past – Stralci dal Cap.6

…In quei tempi le nostre serate erano usualmente gioiose. Zio Ferruccio era abbastanza un buon musicista e sapeva trarre dal suo mandolino suoni melodiosi che veramente ci rallegravano. Ricordo quanto bene intonava le ultime melodie alla moda, o quelle canzoni popolari che tutti cantavano ed era cosa consueta aver nostro zio far scaturire quei ritornelli popolari dal suo strumento mentre Sergio lo seguiva nel ritmo della canzone cantandone le parole. Sergio, come dissi prima, era un ragazzo precoce ed intelligente e sin da quei giorni  poteva declamare con un innato talento teatrale. Crescendo ebbe modo di perfezionare meglio la sua passione nei palchi teatrali degli oratori ecclesiastici. Ma in quei giorni quando era ancora nella tenera età di cinque anni era un vero piacere vederlo, in piedi sopra il tavolo della cucina, nimicare il nostro amato Mussolini nei suoi discorsi fatidici al popolo Italiano dal balcone di Piazza Venezia. Il pezzo più forte nella sua arte oratoria era il celebre discorso del Duce nell’occasione della dichiarazione di guerra con l’Abissinia. Sergio dava una rappresentazione realistica nell’interpretazione di Mussolini copiandone il tono di voce ed il gesticolare delle mani che Mussolini sfoggiava arrogantemente in quell’anno nel quale raggiunse il culmine del suo successo politico. Sergio era certamente dotato in tutte le arti, sia nella sua capacita come attore, sia per la sua passione poetica. Infatti alcuni anni dopo, ed entrambi si era ancora alle scuole elementari, mi invitava a gareggiare con lui nello scrivere le nostre poesie che poi dovevano essere giudicate sia dalla Nonna Gigia e sia da mia madre. Naturalmente non occorre che dica qui chi era il solito vincitore in quelle competizioni. Francamente non ho mai eccelso in rime poetiche.

 Scrivendo queste note scaturiscano dalla mia memoria molti altri ricordi di quel periodo giovanile e ricordo con piacere quei giorni lontani ma pur sempre felici. Posso dire che Sergio ed io si era alquanto affiatati e sempre uniti nello spartire giochi e passioni. La competizione tra noi era sempre grande, anche se Sergio era più dotato di me in qualsiasi gioco, pensiero azione.

Così sappiate che in queste mie memorie dovrete vedere quei due di noi come un unico pensiero ed un’unica azione, perché si era indivisibili e lo siamo stati nel futuro per sempre, anche se le circostanze ci hanno condotto lungo separate vie ed in luoghi diversi.

Voglio rivivere ora brevemente altre cose da me vissute assieme a Sergio.

 Mi affiora nella memoria il ricordo di quelle carovane di zingari che usavano arrivare periodicamente a Tolmezzo e si accampavano per alcuni giorni in quel pezzo di terra di nessuno al di sotto della scarpata ferroviaria e confinante con la proprietà di Siore Gigiutte,  vicino a dove abitava mia Nonna Gigia.

Ricordo che all’arrivare degli zingari voci impaurite circolavano in paese. Dicevano che erano venuti per rubare quanto più potevano, e rivolti verso noi bambini, la gente ci diceva, “Anche voi bambini, se siete cattivi.”

Ma voi sapete bene come sono le chiacchere, molte parole e pochi fatti. Nei miei ricordi, quegli zingari li ho sempre trovati amichevoli, avevano sempre un sorriso per noi, ci lasciavano cavalcare i loro cavalli e ridevano nel vederci impacciati su quelle groppe senza sella e tenendoci in equilibrio sostenendoci alle criniere dei loro cavalli. Quindi anche se poco potevamo parlare con loro, perché tra loro  usavano il diletto romanico, si aveva ugualmente piacere di starc tra le loro carovane. Ricordo bene quei Gitani con fazzoletti multicolore al collo, e un orecchino d’oro all’orecchio. Anche se giovane rimanevo incantato ad ammirare quelle donne, diverse nel modo di vestire e con i loro lunghi riccioli che scappavano fuori dei loro fazzoletti multicolori che portavano sulle loro teste. Ma ancor più rimane nella mia memoria era nella tarda sera, quando io e Sergio ci alzavamo dal nostro letto ed alla chetichella, si seguiva il suono dei violini tzigani, mentre quegli zingari, se ne stavano seduti vicino ai loro fuochi di campeggio, improvvisando una musica divina. Sergio ed io, nascosti nelle vicinanze delle loro carovane, ascoltavamo quelle melodie, sdraiati a pancia all’aria, e forse con un fuscello di erba pendente dalle nostre labbra, come era nostro consueto. Guardavamo i nostri zingari, con la pipa penzoloni dalle loro labbra, I violini, alzati sulle loro spalle, estraendo gioiose melodie con i loro archetti. Sergio ed io si era in estasi, godendo quelle magnifiche suonate che scaturivano dagli animi di quei girovaghi. Ricordo che sentivo brividi scorrere lungo la mia schiena. Allora non capivo bene il perché, sentivo che in quella musica vi era  qualcosa di magico. A volte era malinconica, ed altre era dolce e forte. Quei violini vibravano note sublimi e sensazioni nuove erano in noi e ci sentivamo trasportati in paesi lontani e sconosciuti. Sergio era tutto preso, quanto me, da quella musica. Sognava ad occhi aperti e potevo comprendere quanto quella musica lo affascinava.

Entusiasticamente quella sera lo sentii esclamare, “Voglio andar via con loro, Carlo. Voglio vedere il mondo.

~*~

Mia madre ha sempre avuto il dono di saper narrare storie. La ricordo in quei giorni giovanili durante le serate estive in Tolmezzo, quando usava raccontare a me, a Sergio, ed al quel gruppo di ragazzi nostri amici, favole che scaturivano dalla sua fervida immaginazione. Sera dopo sera, ci sedavamo nel cortile al disotto del gigantesco gelso e al di fuori della dimora di Nonna Gigia, e seduti su banchi di legno. Usava maestrie teatrali, e per rendere maggiormente imponente il racconto, usava gesticolare con le mani e cambiare tono della sua voce sicché ci lasciava in sospeso, aspettando chissà mai cosa fosse successo dopo, sino a che la nostra euforia raggiungeva l’apice del desiderio di conoscerne la conclusione, che naturalmente con maestria, mia madre rimandava alla prossima sera del racconto. Noi ponevamo completa attenzione al suo racconto ascoltandola con le nostre pupille dilatate e la bocca aperta seguendo le avventure di quelle storie incredibili che si sviluppavano capitolo dopo capitolo durante quelle notti tranquille.  

Nella narrazione di quelle storie per ragazzi Mama Antonia usava come protagonisti animali domestici, i quali divenivano attori e dialogatoti stupendi che uscivano dalla sua fantasia creativa per darci piacere.

Ho realizzato che Mama Antonia tutt’oggi non ha perso il suo piacevole modo di narrare. Possiede ancora un modo affascinate di raccontare e le sue descrizioni sono vivide. Ricordo quanto ero affascinato nell’ascoltare il suo racconto che si protrasse per una intera settimana. Mi parlò a lungo della vita di Nonna Gigia sedicenne al tempo on cui visse in Budapest. Mi narrò di quell’incantevole modo di vivere in quella città al principio ventesimo secolo.  Posso dire ora che il mio stupore nell’ascoltarla ora era simile a quello di quando non ero null’altro che un ragazzo.

In quest’ultima narrazione potei rivivere la vita della mia ava, la giovane Luigia, nel mondo favoloso di quella Buda di allora. La sua vita fu immensamente differente da dove proveniva dalla sua lontana casa in Nimis. Buda era all’apice della gloria culturale ed industriale ed era risplendente di colori nuovi, di luci elettriche, di danze e di cavalieri eleganti o nelle uniformi con alamari in oro. Quanta differenza da quel pacifico e contadino abitato sperso nel Friuli dove la giovane Luigia aveva vissuto sino a poco tempo prima.

Attraverso la narrazione di mia madre potei essere partecipe della vita in quei poetici, musicali, ed incantevoli rioni di quella metropoli. Vidi in fronte a me sorgere il calmo fiume che scorre lentamente attraversato da ponti risplendenti nella notte, e seppi che i locali chiamavano il loro fiume Dana. Navi navigavano da porto a porto sul Dana sino a raggiungere il lontano Mare Nero. Oppure risalirlo sino alle sue sorgenti che si trovano nella Foresta Nera in Germania. Attraverso il racconto di mia madre capii quale era la vita a bordo di quelle navi lussuose, che intrattenevano ospiti facoltosi in incredibili ricevimenti, con danze, musiche, festoni, luci multicolori, e quella folla gaudente, che beveva vini spumanti del Reno e champagne Francesi. Quelle dame vestite con pregiate sete in lunghi e ben attillati modelli, che erano galantemente condotte in frenetici Walzer da gentiluomini impettiti nei loro vestiti da sera e le loro camice inamidate.

Rivedo nella narrazione di mia madre la nuova vita di mia Nonna Luigia, e la potei seguire in quei giorni pieni di sogni e di passioni i quali erano parte della vita di quelle giovani dame di quei giorni.

Naturalmente per essere partecipi a quella vita dobbiamo aggiornare i nostri orologi e muoverli nuovamente al tempo di quell’inizio secolo. Dobbiamo seguire e vedere la vita con i loro occhi, vestiti nel loro stesso modo, e pensare con le loro mentalità ed educazione. La mentalità in quei giorni era alquanto differente della mentalità odierna, dove, particolarmente per i giovani d’oggi, tutto e’ possibile, tutto e’ dovuto loro. Comprendere quanto uno potesse o non potessero fare in quei tempi lontani è per molti una cosa molto limitata al giorno d’oggi.

Una giovane donna come Luigia, non aveva libertà simili a quelle che le giovani d’oggi hanno. Doveva parlare cortesemente ed in un certo modo dettato dai parametri di allora, doveva seguire regole imposte a lei dalla famiglia e dal modo in cui i tempi giudicavano. Non si sarebbe mai azzardata di esprimere apertamente i suoi pensieri, nemmeno alla propria sorella od una cara amica. I tempi di allora la limitavano nel modo di pensare e di agire, non era libera di seguire i desideri che nascevano nella sua anima.

Ragion per cui i sogni di quelle giovani ragazze di allora erano più grandi delle loro stesse speranze, poiché tutte loro avrebbero potuto vedere attraverso un limitato orizzonte dove molte paure avrebbero ristretto i loro veri sentimenti.

Per questo motivo cercherò di ricostruire quei giorni e quei sogni nel modo migliore che mi è permesso. Dovrò tener aperto nel mio pensiero il loro differente modo di vedere le cose ed il loro modo di pensare dovuto alla mentalità di quei tempi.

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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