An Amazing Story – Capitolo 4 – Parte 1 – Dolores – Versione Italiana

Scritto da © Carlo Gabbi

CAPITOLO 4 Parte 1


DOLORES

Alcuni anni più tardi ricevetti nella posta i manoscritti di Dolores. Contenevano fatti a me sconosciuti della sua vita, avvenuti dopo quell’ultima volta che avevo parlato con lei, anni orsono e che terminarono cosi drammaticamente. Durante questo lungo periodo mai potei rendermi conto della allucinante realtà di come tutto avvenne. Quanto potei leggere riguardo a quella notte funesta e a fatti precedenti, pose nuova luce e potei comprendere quanto sia stata difficile la vita di Dolores.


Lessi tra le pagine del diario velocemente, sperando in questo modo di apprendere al più  presto, le avventure che aveva attraversato, e direi con gran coraggio durante quel periodo della sua vita, e compresi le ragione che quel lungo silenzio si fosse protratto così  a lungo.
Desideravo pure conoscere cosa fosse successo a sua madre, poiché ancora conservavo dolci ricordi del tempo che fummo assieme e nacque amore tra noi durante la mia permanenza in Brasile.


Ero talmente immerso nella lettura di quelle pagine fitte di parole, che parlavano della sua vita passata che dimenticai quanto stava succedendo attorno a me. Fu solamente con il crepuscolo ormai avanzato, e quando dovetti accendere la luce sul mio scrittoio, che realizzai che ero immerso nella lettura del suo diario dalle dieci e mezza del mattino. Ero talmente preso nella lettura, tanto che non presi nota del passare veloce del tempo, e dimenticai qualsiasi altra necessità mentre ero totalmente assorbito nel leggere i manoscritti di Dolores. In tutte quelle lunghe ore avevo letto unicamente il primo voluminoso quaderno che avevo ricevuto da lei. Per completare la lettura mi sarebbe necessitata tutta la notte. Sapevo che non avrei avuto pace sinché  non fossi giunto alla sua ultima parola. Solamente allora mi sarei concesso il lusso di un decente pasto prima di andarmene per un ben meritato riposo.


* * *

Dalle memorie di Dolores, narrate dalla sua voce.

‘…sino a quella notte avevo buoni ricordi della mia vita. Ero sicura che tutti mi amavano e sentivo di essere una ragazza felice. Jack, il mio padrigno, era entrato nella nostra vita da diverso tempo e sentivo che egli si comportava con me ancor meglio del mio vero padre, era pieno di attenzioni ed affetti di cui ne sentivo bisogno.


Ricordo con piacere quei magnifici weekend che usavamo trascorrere nelle campagne adiacenti a Sacramento, ed anche quel villaggio che si affacciava sulla baia di San Francisco.
Mama, qualora si andasse a campeggiare, se ne stava assorbita nella lettura di un libro che sempre portava con sé, mentre io e mio padre si usava giocare all’intorno. Jack ha sempre saputo come rendermi felice. Avendo lui vicino ho incominciato ad amare l’acqua, che ben presto divenne importante nell’unire le nostre vite. Trovai che tutte le acque furono ugualmente importanti per noi, sia le acque correnti dei fiumi, come le acque salmastre delle onde marine, ed ugualmente era pure l’acqua modesta che usavo per riempire la vasca per il mio bagno serale. Trovai che l’essere nell’acqua assieme a mio padre sempre mi procurò una piacevole sensazione. Qualora si andava sulle rive del mare, egli usava condurmi dove l’acqua era profonda, e là, per farmi sentire felice, mi lasciava andare dalle sue possenti mani. Io gridavo, non di panico ma divertita, nell’essere abbandonata in quelle acque profonde, perché sapevo bene che quello era solamente il modo in cui si usava giocare. È vero, non sapevo ancora nuotare, ma avevo fiducia, sapendo che ben presto mi avrebbe ripresa, proteggendomi tra le sue forti mani.
Fu sin da quei primi giorni che mio padre prese l’incarico di accudire al mio bagno serale, mentre Mama cucinava per noi.


Ricordo quanto fosse rilassante essere nella acqua. Sentivo brividi di piacere nell’essere acarezzata da quel liquido caldo, ed amavo il modo in cui mio padre mi insaponava con le sue larghe mani. Usava movimenti circolari, con lunghi tocchi gentili che creavano una schiuma spessa e profumata che ricopriva la mia nudità. Di tanto in tanto, mi solleticava, compiaciuto nell’udirmi ridere divertita, ed io gli chiedevo di continuare all’infinito quelle sue soffici carezze, che mi facevano scappare gridolini di piacere. Poi con voce melodiosa usava narrarmi semplici storie che tutti i ragazzi amano.
Trovai piacevole giocare in quel modo con lui alla sera, mentre l’acqua schizzava ovunque, e normalmente finiva che mio padre aveva i suoi vestiti completamente inzuppati, ma mai lo udii lamentarsi.


Una sera, due anni più tardi, allorché mi stavo trasformando da quella ragazzina del passato, ed il mio corpo incominciava ad acquistare forme più femminili ed attraebti, mi disse, ’Penso sia meglio che entri nella vasca con te, in questo modo non avrò pensiero nell’essere bagnato dall’acqua spruzzante.’


Rapidamente si svestì ed entrò con me nella vasca. Non rimasi scossa per la sua nudità `. Lo vedevo in questo modo alla sera, allorché andavo nella camera dei miei genitori, per il mio usuale bacio della buona notte. Mama e Jack nella loro intimità usavano starsene nudi. Sicché conoscevo ormai le anatomie del suo corpo, e non mi stupì’.
Ricordo bene come Jack, sin dal primo giorno che venne a vivere con noi, ci introdusse alla libertà dei nostri corpi. Disse di essere un naturalista anche se allora non compresi bene il vero significato di quella parola.


Da quella sera, trovai che le nostre abluzioni nella vasca da bagno divennero ancor piu eccitanti e lunghe. Fu in quei giorni che Jack incominciò a giocare con il mio giovane corpo ed io mi sentivo di essere piacevolmente divertita dal suo modo di fare. E così, entro breve tempo, fui richiesta da lui di giocare liberamente con il suo corpo, al tempo in cui lo insaponavo nel modo da lui insegnatomi.


Si sa, ora non agirei in quel modo, ma allora ero troppo giovane pe comprendere di come sono procurati quegli stimoli del piacere fisico che lui riceveva nel toccarmi. Ero indottrinata che quei giochi fossero parte di effusione affettuose normali di un padre affettuoso verso la propria giovane figlia. Ma quanto imbarazzata sono ora di quanto avvenne in quei giorni! Molteplici furono le volte in cui, i nostri corpi si aggrovigliarono in modo innaturale nella vicinanza di l’un l’altro. Troppe volte avevo le sue cosce attanagliate contro le mie, ed il suo inguine pressava contro di me.
Posso ricordare le volte in cui, insaponandomi la parte bassa del mio corpo, pretendendo una maggiore pulizia, le sue dita si insinuavano in luoghi non dovuti. Ma purtroppo ero troppo giovane e non ero a conoscenza di molte cose. Mai, potei pensare allora che un padre fosse subdolo e capace di usare la propria figlia per i suoi piaceri. Avevo troppa fiducia in lui. Fu molti anni più tardi che capii le sue recondite ragioni per giocare in quel modo con il mio corpo. Mi sentii inorridita dal modo in cui aveva usato la mia innocenza per dar sfogo ai suoi sogni sessuali.


Tutt’oggi a quel pensiero, mi sento umiliata, ma quella fu l’amara realtà. Quanto innocente ero in quei giorni lontani!


Ritorno con il pensiero a quella sera che cambiò interamente la mia vita. Comprendo ora che molte delle cose che accaddero in quei giorni non furono completamente accidentali. Vedo ora come Jack, nella sua mente malata mi amministrava a piccole dosi il tossico del piacere per procedere più facilmente sulla via della mia seduzione, ma asutamente li faceva apparire come parte di giochi infantili. Comprendo ora che quanto in quel modo fosse più facile per farmi divenire sua succube e schiava ai suoi voleri.


Pretese che durante la notte non poteva dormire, e incominciò a venire nella mia stanza. Era sua abitudine di arrivare in completa nudità durante le sue visite notturne. Senza chiederlo, si introduceva nel mio letto, tenendomi stretta a lui dal di dietro. Sentivo che col crescere del calore del suo corpo cresceva ugualmente il suo desiderio, mentre giocava con il mio corpo in un modo alquanto diverso da quello usuale e paterno che lui insisteva di dire. Sapeva come provocare nuovi desideri entro di me, capace di stimolare sogni erotici, e desideri sconosciuti a cui mi sottoponeva. Mi sentivo vibrare, mi rendevano debole, ed ero incapace di resistere al tatto delle sue manipolazioni.
Mi disse quanto ciò fosse necessario. Contatti capaci, pieni di insegnamento, sicche potessi, come ogni giovane donna deve imparare, come comprendere, i desideri di colui che a giorni a venire, sarebbe divenuto l’uomo della mia vita.
Disse pure, ‘Ci vuole tempo e pazienza se mai dovessi essere il primo. Sono troppo grosso. Abbisogni di tempo e preparazione, prima che tu possa essere capace di accomodarmi.’
Era ossessivo e ripetitivo in ciò. Tutto faceva parte della sua indottrinazione nell’iniziarmi entro il culto del sesso avente lui come maestro e beneficiatario.
Ricordo come in quelle notti in cui veniva da me, incominciai ad avere sempre più  strane sensazioni, createsi dalla sua nudità nel contatto contro la mia. In quelle occasioni mi rendeva febbricitante nel sentire la sua spasmodica tensione fisica al contatto del mio corpo acerbo. Ma mio Dio, tutto era cosi eccitante e nuovo per me.
Mi stavo innamorando di lui? Penso fosse null’altro che curiosità. Curiosità

  da parte di una giovane ragazza agli inizi dell’esplorazione dei suoi bisogni peccaminosi. Ero consapevole della nuova emozione che si creava in me, mentre ricevevo attenzioni da parte di quell’uomo che stava dietro di me e stava accarezzandomi.
* * *
Si stavano delineando due ben diverse sensazioni in me per quell’uomo che ancora chiamavo padre. Era amore. Amore al di sopra del livello dovuto da una figlia verso il propio padre, e stava degenerando entro passione. Prepotente si innalzava una voce in me chiedendomi di volerlo come amante.
Ma allo stesso tempo esisteva un sentimento di odio verso quella stessa persona. Lo odiavo poiche` egli, nel mio pensiero, giocava ancora con il mio corpo nello stesso modo usato un paio d’anni prima, quando si era agli inizi ed io ero più giovane ed innocente. Da allora ero alquanto cresciuta, ma lui continuava a negarmi quell’atteso momento per farmi divenire donna.
Volevo che Jack capisse cosa aveva ormai creato in me, molto prima del tempo dovuto. Mi aveva inoculato il seme del peccato. Era naturale perciò che fossi una giovane donna piena di desideri e sogni sessuali.
Volevo, bramavo, sognavo di giungere alla fase finale. Ma no, lui continuava a forzarmi entro quell’oscuro limbo. Ma non conoscevo parole per chiedere, poiché erano solamente istinti nascenti, creati dal mio desiderio di divenire donna al più presto. Ero troppo giovane per dichiarare apertamente il mio desiderio. Erano istinti che preannunciavano forti desideri in me, senza che alcuna parola fosse pronunciata, e che più a lungo mi tratteneva dentro quel limbo infantile.
Ed ancora più lo odiavo Jack poiché lo vedevo come il molestatore di mia madre. La obbligava ad essere la sua schiava del sesso, ubbidiente e sempre pronta ad accettare le sue domande maniache.
Siniche  giunse quella sera fatale in cui imposi a me stessa, ’Devo entrare nella loro camera e lo devo fermare. Ho l’obbligo di proteggere Mama. Ha bisogno di riposo. Cosi` pure non voglio che quei piccoli babies vengino a subire troppo dalle sue continue maniacali ossessioni.’
Vi era pure un’altra voce nascere sussurrante nel mio pensiero. Voce che diveniva sempre più prepotente e che mi ordinava, ’Entra ora. Digli di prendere te al posto di tua madre. Digli che il tempo è maturo, digli che è ora che ti faccia donna. Digli che la finisca con tutti i continui nonsensi. Digli che non sei piu` una bambina.’
Capisco ora quanto il mio pensiero fosse illogico. Ma a quel tempo era unicamente un sogno di una giovane ragazza. Aspiravo ed agivo come fossi l’eroina di un libro e mi credevo capace di poter proteggere mia madre. Quello era quanto desideravo, di farle capire tutto il mio amore filiale. Si, la volevo sicura e protetta poiché l’ho sempre amata, e desideravo donarle tutta quella tranquillità di cui aveva bisogno.
Ma allorché mi avvicinai alla loro porta, all’udire quei rumori provacati dalla incalzante furia dell’aver sesso, mi sentii impazzire. Mi sentii estremamente debole, presa dalla necessità di essere parte della saga amorosa, e quel desiderio mi innondava di umori. In me era il grido della disperazione, che si sprigionava dal ventre della giovane ragazza che ero, preda di quella visione in fronte a me. Era inconscio, e agognavo di essere io la vittima, sacrificata al posto di mia madre. Volevo che ciò si avverasse in quell’attimo. Volevo che Jack lasciasse mia madre riposare e che venisse a me. Ero pronta nell’offrirgli il mio corpo non per quell’attimo ma durasse sino a quel giorno in cui i gemelli fossero nati. Si sa, erano sogni di una fanciulla, ma in cuor mio sentivo di essere pronta pur di sapere che mia madre potesse rilassarsi e libera dai dolori che la assalivano in quel momento. Ero pronta a sacrificare il mio ego e come l’eroina dei miei sogni, immolarmi a lui ed ai suoi voleri, donandogli quanto abbisognava per le sue esigenze corporali.
Aprendo la porta della loro camera lo vidi. Jack si innalzava imponente, accalorato nelle sue vestige di molestatore, irrompendo con inaudita forza, entro la mia derelitta madre. Lei era sfinita in quell’atto non desiderato. La vedevo succube e respirava con difficoltà. Era incapace di reagire e difendersi da quel tiranno. Lo pregava, lo supplicava con quel filo di voce che ancora esisteva in lei.
Ero tensa nell’essere testimone a quella scena, ed ancor più ero in preda al panico. Compresi a quali conseguenze mi ero esposta ed il mio cuore batteva all’impazzata. Sentii quanto il tutto era troppo per me. Quei ritmici andar e rivieni che lui usava nell’entrare mia madre, mi terrorizzavano. Capivo che la coerciva con una forza inumana contro il debole volere di lei. Vedevo Mama, e capivo che era esausta, senza respiro, e sull’orlo del baratro dell’oblio.
Ma pure onestamente, nel vederli cosi, nella consumazione dell’atto sessuale, mi procurò sensazioni alquanto diverse. Mi sentivo soffice, mi sentivo innondata di umori. Ed il mio desiderio cresceva, diveniva insopportabile, era sempre più prepotente. Non mi sentivo più me stessa e mi sentii obbligata ad esclamare ad alta voce, ‘Prendemi ora Jack!’
Ma era mai possibile che quella che udivo era la mia vera voce? Immediatamente sentii che ero impaurita per la mia imprudenza. Ero allarmata per quella mia esclamazione profana. Ma mi sentivo ancor più vergognosa poiché sapevo che Mama aveva udito le mie parole. Cosa mai avrebbe pensato di me? Ero spaventata. Non sapevo cosa mi aspettava. Non sapevo cosa Jack avrebbe fatto ora e come potesse interpretare i miei desideri da quelle parole che gli avevo gridato. Non ero certa se mi avesse posseduta li, al cospetto di mia madre.
Jack non pronunciò una sillaba, continuò con gusto nelle sue funzioni molestatrici demolendo il retro di mia madre.
Compresi allora, in quei brevi attimi, che mi studiava, che mi voleva, che non mi avrebbe lasciata andare così facilmente. Tutto era scritto la, nel suo sorriso satanico. Aveva l’evidente espressione depravata della sua mente contorta. Senza parole mi invitò a guardarlo, voleva che godessi nel vederlo cosa faceva a mia madre. Col suo sguardo mi imponeva il suo volere, apertamente mi faceva comprendere che io sarei stata la sua prossima schiava, mi avrebbe immolata sul letto del sacrificio sessuale.
Quindi usci’ da mia madre facendomi ancor piu notare tutta l’arroganza della sua erezione. Poi mi prese e stracciò la camiciola che indossavo. Mi sollevò, facendomi sedere sul suo grembo, e burberamente mi rimproverò, ‘ Sarai punita per la tua impudenza!’
Incomincio` a sculacciarmi senza misericordia. Sentii un inumano dolore mentre il mio sedere diveniva tumefatto e rosso. Allo stesso tempo mi sentii inondata da un immenso desiderio sessuale.
‘Well, devo servire due sgualdrine stasera. Entrambe saranno ben servite ed entrambe riconosceranno chi e` il loro padrone.’ Così Jack gridava e rideva verso noi.
Poi Jack mi gettò sul letto. Vidi il suo pene e ne fui impaurita. Era troppo grosso per la mia virginità ma lui ora spingeva e si apriva la via entro di me. Vidi mia madre. Era esterefatta, ed a quella vista incominciò a singhiozzare ad alta voce. Ma Jack era frenetico ed urla trionfali echeggiarono all’intorno dalla sua gola. Aveva perso qualsiasi sembianza umana, mentre selvaggiamente e senza pietà stava demolendo la mia resistenza a riducendo a pezzi il mio corpo. Le mie grida di dolore echeggiavano alte e piene di sconforto, ed erano in unisone accordo con gli urli di mia madre. Il dolore divenne più grande della mia sopportazione, e persi conoscenza di quanto era all’intorno di me. Ero incapace a reagire alle cose che mi circondavano, ma udii quella voce rintronante che ordinava a mia madre, ‘Il tuo turno ora!’

Quando rinvenni ero in una pozza di sangue. Mia madre mi guardava impotente e tra i singhiozzi continuava ripetermi, ‘Non ti perdonerò mai. Perché mai mi hai fatto ciò? Stai cercando di rubarmi il mio uomo? Sappi che Jack è mio, mai e poi mai potro perdonarti.’
Era ormai mattino inoltrato allorché Jack fu di ritorno. Vide il modo pietoso che mi aveva ridotta e credo ebbe compassione di me nel vedermi in quello stato.
‘Vai a vestirti. Ti porto all’ospedale.’ Mi ordinò bruscamente.
Il dottore che mi visitò  disse che raramente si trovavano al cospetto di atti cosi brutali di stupro. Disse che necessitavo una operazione urgente per ricostruire quella delicata parte del mio corpo, altrimenti per tutto il resto della mia vita sarei stata incapace di aver sesso senza dolore.’
Quando il dottore chiese a Jack, se sapeva chi era il responsabile di tale cosa, rispose laconicamente che avvenne mentre ritornavo a casa, e che furono sconosciuti.

* * *

Fu a questo punto della mia lettura dai quaderni di Dolores, che la disperazione mi attanagliò. Al momento, quando queste cose stavano accadendo, avevo progettato di andare a Sacramento per aiutarle. Ma dalla voce di Jack venni a sapere che Dolores e sua madre erano scappate dalla loro casa temendo le sue furie. Mi trovavo quindi all’oscuro e senza alcuna idea di dove potessero essere.


Unicamente ora, dopo aver ricevuto i manoscritti di Dolores, venni a conoscenza della loro vita miserabile in quei giorni passati e del modo in cui Jack usò sotterfugi per soddisfare tutti i suoi inleciti desideri. Come è mai ammissibile che un padre possa organizzare azioni di tale sorta per minare l’innocenza di Dolores, sua figlia, quella giovane ragazza che lo chiamava padre e che a quel tempo stava fiorendo entro una giovane donna?
Non ho parole abbastanza per gridare forte il mio sdegno. Ed allo stesso tempo vedo ora tutta l’impotenza che ebbi per prevenire tale azione demoniaca.


Posso dire unicamente che il lungo silenzio da parte di Dolores non presagiva nulla di buono. Nel profondo del mio pensiero sapevo che un giorno avrei ricevuto notizie funeste su quel riguardo. Dopo il litigio che ebbi con Jack al telefono, dopo quella notte terribile, sentii che lui non prometteva nulla di buono verso quelle donne, se solo le avesse trovate. Nella sua voce sentivo quel tono vendicativo che solo pensava di punirle al più presto.
A quel punto fui preso dallo sdegno, e non potei leggere oltre. I miei occhi si erano velati da lacrime imminenti. Era urgente in me il bisogno di piangere, non perché mi sentivo debole, ma unicamente perche` fui incapace di dare il mio aiuto morale e fisico, quando la mia cara Dolores aveva tanto bisogno. Ma poi come avrei potuto aiutarle se non sapevo dove fossero nascoste?


Ero incapace di dar via a quei desideri rinchiusi nel mio animo soffocati dalla sensazione di dolore in me pensando alla mia dolce Dolores. Compresi in quel momento che l’avevo sempre amata come la figlia che sempre avevo desiderato di avere nella mia vita. Povera bambina mia! Ero cosi addolorato per quanto le era successo. Perché , perché mai Dolores non mi aveva mai detto quelle cose durante quei giorni lontani che si usava parlare al telefono? In quei giorni ripetutamente mi assicurò che Jack era un padre affettuoso per lei. Ma ripensandoci, so ben ora che a quel tempo Dolores non poteva giudicare, poiché la sua innocenza e la sua inesperienza della vita non le davano le giuste dimensioni delle cose.
Continuavo ad analizzare e ricordare quei frammenti di conversazione che ebbi con lei nel passato, ma mai giunsi ad alcuna possibile deduzione. Così pure ora, ripensandoci, incolpo me stesso di non essere stato piu` persuasivo con Dolores. Ma cosa posso veramente fare ora? Non posso muovere indietro l’orologio della vita umana. Non posso modificare gli eventi che videro la luce in quei giorni troppo lontani.


Riempii un bicchiere di vino. Sentivo veramente il bisogno di un po’ di alcol, così sorseggiai lentamente da quel calice, dando via ai miei pensieri. Sorseggiavo il vino tenendo gli occhi socchisi mentre lasciavo il mio pensiero correre all’impazzata nuovamente sopra quei crudi eventi che ero venuto a conoscenza leggendo dal diario di Dolores. Non potevo ancora rendermi conto della veridicità di quei giorni e di come Jack agì villanamente, ed essere così brutale verso quella giovane ragazza che credeva in lui e lo stimava come un padre.
Esistono ora in me innumerevoli conflitti. E vi fu pure il desiderio nascosto che con lo smettere di leggere oltre tra le righe del suo diario, io avessi il potere di annullare quanto avenne quella notte fatale.


Ho pure deciso che a questo punto lascerò Dolores essere la narratrice della sua storia. Leggendo quanto ha scritto sul suo diario , trovo la sua forte capacità di trasmettere con la sua penna tutte cose sentite nel suo animo, e poiché sono sensazioni che provengono dal suo intimo, lo fa in modo molto più convincente di quanto possa farlo io stesso.

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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