Winding Back the Clock of Time – Ricordi di un novantenne

Part 6

Desidero in queste mie ultime pagine di memorie presentarvi fatti, luoghi, persone che possano far rivivere in voi, come lo potrebbe la visione di un vecchio film in bianco e nero di quei giorni, capaci di far rivivere quel romanticismo, forse ora un po’ sfumato e ammuffito, ma che nonostante ciò, e`  pur sempre pieno di quella passione e semplicità capace di riflettere sullo schermo come si viveva durante quei miei giorni giovanili, un po’ poveri, che, sebbene non avessero tutte quelle comodità odierne, si viveva senza rimpianti per aggeggi come lo sono i televisori, e tutte le molte cose odierne che hanno rivoluzionato il mondo. Allora si viveva con poche esigenze poiché e pochi erano i soldi per poter comperare lussurie come una radio o un biglietto per il nostro cinema domenicale.

Vi rivelo oggi un piccolo segreto, del modo in cui le storie dei nostri giorni venivano tramandate e ricordate. Non certo usando telefonini e non erano nemmeno scritte sul computer, e capaci al clicco di un tasto essere trasmessi sui nostri schermi.

Tutto avveniva semplicemente nelle stalle, durante i lunghi e freddi inverni, dove le famiglie usavano riunirsi, seduti su rustici sgabelli di legno, mentre le mucche, tenute legate alle loro mangiatoie, e stese al suolo sopra un letto di paglia, ruminavano le biade mangiate in precedenza, e il tepore dei loro corpi erano capaci di riscaldare economicamente l’ampia stalla, trasformata per l’occasione in un popolare salotto di intrattenimento, che aveva unicamente il flebile chiarore  di una semplice lampadina. Tutti erano seduti sopra rustici sgabelli di legno a tre gambe, con le donne intente a far la maglia, a rammendare calzetti di lana, oppure a filare.

Gli uomini invece, avevano la pipa sospesa al loro labbro, emanate fumi acri e dolciastri, e non mancava loro un generoso sorso di vino, prodotto dalle loro vigne, in una tazza, che era posta ai loro piedi sul pavimento. Erano gli usuali narratori di quei tempi, capaci come lo sono i cronisti odierni che si trovano davanti le telecamere, e capaci di commentare i fatti giornalieri riportando nel loro racconto fatti avvenuti, nuove nascite, o lutti, o cose sentite in paese durante la loro visita all’osteria e udite dall’amico. Erano pure narrati alcuni fatti personali famigliari, e che in quel modo sapientemente tramandavano a noi più giovani, fatti avvenuti nel passato nella nostra famiglia che noi giovani si aveva il dovere di ricordare per poi, un giorno a venire di tramandare a coloro che sarebbero venuti dopo di noi, figli o nipoti. Questo era il modo di allora di ricordare il mondo attorno a noi. Ben poche cose venivano scritte allora e era nostro dovere, ricordarle, sicché quei fatti essenziali non fossero persi nel tempo a venire, per poterli poi narrarli ad altri, in quel modo semplice usato allora, esattamente come sto facendo ora io con voi.

Oggi sono io il “Vecio” di turno ed ho voce in capitolo, ed è mio dovere tramandare a voi la vita e pensiero di noi, di come eravamo allora, forse si era privi di tutta l’erudizione odierna, pochissimi allora avevano appesi in cornici e in bella mostra, diplomi o tesi universitarie. Ai miei giorni, colui che aveva frequentato la quinta elementare era ormai considerato un erudito e un piccolo capolavoro di sapienza. Nonostante ciò abbiamo sacrificato, siamo stati tenaci lavoratori e risparmiatori, e abbiamo potuto tramandare a voi, nuova generazione, un mondo migliore di quello da noi trovato, dando a voi la possibilità di muovere i vostri primi passi con rigori meno pressanti dei nostri.

~*~

 “Certo che ricordo quel luogo. Era a fianco del palazzo nel quale si trova ora il “Museo Carnico delle Arti Popolari”. Ricordo che nel passato su quel lato della strada scorreva il largo canale della Roggia, e vi erano ponti di entrata di fronte agli ingressi. Era una locanda che conservava vecchie cose Carniche come il tipico “Fogolar Furlan” rialzato da terra, con alte seggiole all’intorno, per sedersi di fronte al fuoco nelle notti invernali. Dal soffitto scendeva una larga cappa per raccogliere i fumi e nel centro di essa vi era una catena annerita dai fumi e dove pentole venivano appese al di sopra del fuoco per cucinare. Ma avevo sempre pensato che quella proprietà appartenesse alla madre di Gigetto.”

“Be quello era quanto la gente in paese credeva, ma quella locanda apparteneva a Siore Gigutte e la figlia la gestiva per lei. Ma ora lascia che ti racconti come veramente quella scaltra donna divenne ricca sfondata!”

“Ma era veramente tanto ricca? La ricordo che vestiva modestamente, nello stesso modo di tutte quelle donne carniche che scendevano dai monti con le gerla dietro la schiena. Non era nulla di meglio di loro, con l’usuale vestito nero, lo scialle sulle spalle pure nero e quel grande fazzoletto nero che raccoglieva strettamente i capelli al di sotto. A vederla non le avresti dato quattro soldi.”

“Sì, non lo dava a vedere, ma forse era una tra le più ricche donne che vivevano in Carnia allora. Niente era stato registrato sotto il nome del marito il quale legalmente non possedeva nulla. Ma ben si sa, tutto quanto era dovuto alla sua capacità ed alla sua scaltrezza negli affari cosicché nel giro di pochi anni fu capace di  arricchirsi, e poi naturalmente lei ha sempre saputo il modo di portar l’acqua al suo mulino.”

“Capisco.”

“Caro Carlo, sappi che durante le guerre molti costruiscono la loro fortuna e così fu per Gigiutte al tempo della Prima Guerra Mondiale. Quanto ti vado a raccontare ora e` una storia che ben pochi conoscevano, e che la stessa Siore Gigiutte cercò di mantenere nel più grande riserbo, e sai perché”

“E come mai lo posso?”

“Divenne ricca attraverso la prostituzione…No, non fraintermi, no fu lei a prostituirsi, ma bensi fu lei che durante il periodo della guerra, con il tacito consenso dell’Esercito Italiano, apri` due bordelli alla periferia di Tolmezzo per tenere a bada gli istinti maschili della truppa, capisci? Uno era per la truppa ed l’altro, piu` raffinato, accomodava piu` decorosamente gli ufficiali. Che te pare?”

‘Accidenti, e chi l’avrebbe mai pensata una tale faccia tosta? Ma dove mai trovava le prostitute?”

‘Piu` facile di quanto tu possa pensare. Una volta che quelle case furono aperte e le voci si sparsero per i paesi, molte ragazzotte della montagna, dopo aver udito del facile guadagno, vennero da lei. Le sceglieva bene, sostanziose in carne e dopo una breve erudizione sessuale da parte della prostituta professionista che aveva le funzioni di “Matrona della Casa” spiegava loro di come accontentare rapidamente i clienti. Ed erano cosi` pronte per il loro lavoro giornaliero nel soddisfare i mille bisogni di quei soldatini affamati di sesso. Naturalmente, Siore Gigiutte mai figuro` apertamente nella vita di quei postriboli. Tutto avveniva da dietro le quinte, overossia attraverso le ben pagate Matrone.”

“Capisco la necessita` del buon nome, ed inoltre erano altri tempi, che anche se di guerra, potevano tarnire la vita della Gigiutte.”

“E sembra che quei casini lavorassero pure dopo la Ritirata di Caporetto. Siore Gigiutte non ando` profuga come la maggioranza della gente locale. Penso` bene che aveva troppo da perdere. E cosi` rimase a Tolmezzo a salvaguardare i suoi interessi. Credo che riusci` a negoziare con i Comandi Tedeschi quel servizio necessario alle truppe di occupazione. Dopo tutto soldi sono pue sempre soldi, e non conoscono il colore di una differente bandiera, sicche` alla fine lei fu la vincente in quelle ostilita` militari che le diedero quel potere che molti altri persero. D’altronde, mai nella vita si chiede ad un ricco il modo in cui si sia arricchito. Unicamente lo si riverisce, in modo piu` riverenziale  per quanti piu` soldi abbia sul suo conto bancario. Credimi, quella e` sempre stata una buona regola attraverso i secoli.”

~ * ~

The End

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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