Quei giorni assieme in Java – Italian Version – Part 3

Part 3

Fu nelle tarde ore di quella stessa sera e dopo aver bevuto alcuni wiskies, che ebbi modo di notarla nuovamente. Ero nuovamente al bancone del bar seduto sopra un alto sgabello, mentre la mia giovane venere era seduta allo stesso tavolo di prima, ancora assieme a quei giovanotti notati in precedenza e che ora erano intossicati per il gran bere della serata. Si arruffavano a parole tra loro, contestandosi il privilegio di essere il privilegiato dalla loro giovane dea. Lei, a questo punto, se ne stava distaccata e sembrava di essere alquanto annoiata dal loro comportamento.

Era prossima la mezzanotte quando la Venere Ambrata si staccò dai suoi compagni e venne a sedersi al mio fianco:

 “Sono annoiata da morire, mi offra da bere, per favore.” Disse.

“Certo, un martini?”

“Qualcosa di più forte, capace di darmi forza a sorridere nuovamente, e che dia inizio al buon umore. A double wisky on the rock will do fine, please. Sono Francisca e tu?”

“Gianni, piacere di conoscerti.”

“Where do you come from? Scommetto sei Italiano.”

“Are you speaking Italian? Dove l’hai imparato?”

“A Roma, ho studiato là come farmacista per un anno, ma mi sono laureate a Sydney. Dimmi, Gianni, perché mai hai lasciato la bella Italia?”

“E` una domanda che mi sono posto troppe volte, fino all’esaurimento. Fu allorché pensai al ritorno che capii che era troppo tardi. But in confidence, I don’t feel homesick.”

“Me too, whenever I am abroad. Mi sento homesick di altri paesi, quando sono sola a casa. Beside, my countrymen hate me.”

“Perché mai dici che i tuoi Connazionali ti odiano? Come posso crederti? Sei la più bella donna presente nella sala ed ho notato come tutti ti ammirino…”

“Già, tutti… meno che gli Indonesiani. Mi trovano troppo diversa da come loro pensano la loro donna perfetta dovrebbe essere. Per loro la donna deve avere una carnagione molto chiara. Io sono per loro troppo scura. Poi la donna deve portare capelli lunghi e lisci. Io invece li tengo tagliati corti sulla nuca, (questo come disdegno verso loro ed esprimere il mio logico disgusto.) Infine le loro donne devono essere sempre docili e servili ai loro voleri, rispondendo prontamente al loro comando. E qui è esattamente, dove la mia forza sta. Nessuno, sino ad ora mi ha fatto genuflettere al loro volere. Comprendi ora Gianni, quanto diversa sia dal loro tipo femminile?”   

“Cerco di capire…”

“Poi, come ultima cosa, e credo lo hai già intuito, mi piace essere indipendente, di fare a modo mio. Vado, dove l’opportunità del momento mi dice sia il migliore. Questo è il motivo per cui stasera, stanca da morire, ho lasciato quei giovani a finire di azzuffarsi tra loro in inutili discussioni. Avrebbero dovuto chiedere cosa volevano…, ma no, nessuno, in tutte quelle ore assieme fu capace di invitarmi a passare la notte in buona compagnia con loro. E vogliono chiamarsi uomini…, te lo immagini? Sono negativi e senza coraggio. Sanno unicamente ripetere parole vane e banali…, comprendi vero? Alla fine, stanca da morire, me ne sono andata.”

“Mamma mia, guarda che bel tipo sei! Dimmi allora, come puoi vivere in questo paese Islamico? Cosa mai pensa tuo padre del tuo modo di fare?”

“Questa è il motivo che vivo da sola, nella casa di campagna. Tutti gli altri si godono la vita in Jakarta, co papà.”

“Questa non è una risposta diretta alla mia domanda. La devo ripetere?”

  “Ok. Va bene! Ho zittito mio padre e l’ho ammonito. Gli ho detto che è tutta colpa sua, e che ho imparato come vivere dal suo modo di fare. Gli dissi che lo seguo sopra i suoi stessi passi. L’avresti voluto vedere quel giorno che arrabbiata gli cantai a alta voce, ‘Voi uomini siete tutti porci. Per voi va bene avere mogli e concubine e ve ne infischiate se quelle povere donne a casa siano infelici. Le volete schiave e disponibile a tutti i vostri sporchi voleri.’

 “Avresti dovuto vedere mio padre in quel momento. Sbuffava, rosso come un gallo, ma poi alla fine sbottò in una grande risata e mi tirò a sé…, ‘Non ho figli maschi, ho solo femmine. Tu sei l’unica ad avere sto caratterino e mi piaci. Sei un maschiaccio.’  Dopo di che tra le risa, mi ha abbracciato e mi ha detto, ‘Brava Francisca, hai coraggio. È il modo che ti ho sempre voluta. Sei proprio mia figlia in questo e ne sono orgoglioso.’  

“Un paio di settimane dopo quella discussione ricevetti un premio da lui, era l’offerta di essere sua partner in affari.”

“Sicché` anche tuo padre è farmacista?”

“Ma che scherzi? È un generale ed è uno dei più temuti. In Jakarta tutti lo riveriscono.”

“Davvero mi stupisci, Francisca. Mai e poi mai avrei pensato di trovare in te una tale “FEMMENA” come tu sei, qui` in Indonesia.”

“Caro Gianni, lo sai che mi piaci pure? Cosa fai qui in Java e quanto a lungo stai?”

“Starò alla piantagione per una settimana. Non ho ancora deciso cosa fare dopo. Sono venuto come turista, desidero vedere e conoscere un po’ il paese. Per fare ciò ho bisogno di una guida, capace e bella. Are you available for the position?”

“Cerchi di indurmi in un lavoro così inferiore? Per quello che cerchi ti do il mio servo. Conosce tutto ed è una brava guida, va a piedi dovunque e conosce il paese meglio di me. Ma… proposta alla tua proposta, sta a te l’accettare, se proprio mi vuoi avere vicino… I’m bored, annoiata da morire. Non potrò dormire in tutta la notte. Vuoi tenermi compagnia e bere assieme a me? Ho bisogno di qualcuno intelligente abbastanza, da scambiare assieme non solo parole e pensieri… Insomma capisci cosa voglio dire…? Che sia capace a farmi dimenticare le molte banalità della vita. Comprendi? E la mia ultima domanda, dimmi Gianni, sei romantico? Dimmi pure quanto a lungo posso contare sulla tua compagnia e il tuo amore…? Dimmi… pensi che sono una ragazza troppo viziata?”

~ * ~

Uscimmo all’aperto e ci accolse l’aria fresca che scendeva da quella vicina catena di vulcani in fronte a noi. Attorno si snodava un lungo viale che portava lontano entro quell’immenso parco e giardini equatoriali che erano coperti da innumerevoli palme. Tra di esse rifulgevano maestose e imponenti una miriade di palme a ventaglio con foglie larghe e rigogliose e da quelle spuntavano immensi fiori a testa di pappagallo in sgargianti color oro, blue e rosso. Ai piedi delle palme erano letti fioriti, ben curati e leggiadri. Qua` e la`, lungo la via, per dar riposo o per dar tempo di meditare agli ospiti del luogo, erano stati eretti padiglioni accoglienti, chiusi con leggiadri teli perimetrali e mantenere una frescura interna, e erano pavimentati con leggiadre mattonelle di marmo locale. Questi luoghi erano confortevoli, arredati con soffici divani e cuscini ricoperti di sete pregiate, che invitavano il passeggero di rilassarsi nella penombra che li circondava, e capaci pure di nascondere coloro che volessero scambiare inosservati un bacio, un pensiero, un abbraccio.

La Croce del Sud, risplendeva al disopra, elegantemente allungandosi nel cielo sovrastante indicando l’estrema posizione Sud, e gareggiando in bellezza, con la moltitudine delle altre stelle accese nel cosmo, per luminosità e splendore.

Francisca si era ora fatta piccina, mentre sedevamo in uno di quei bungalow all’aperto. Si era rifugiata come una gattina vicino a me, inondandomi con il suo calore e il suo profumo di donna e ne ero inebriato.

“Non giudicarmi male, desidero aver sesso, ora, ma perché poi non lo dovrebbe essere? Mi sento giovane e piena di vita, non ti pare sia giusto?”

“Ti comprendo, Francisca. Tutti noi ci sentiamo dominati da questi impulsi che si propagano dall’interno del nostro essere primitivo. Ma dimmi, cerchi unicamente sesso da me?”

 “No, cosa cerco da sempre e che mai trovo, è il vero amore, ma dimmi, lo hai mai trovato? esiste veramente? Mai ho sentito in me il brivido creato dal vero amore. Sono sempre attorniata da uomini che mi vogliono, come hai visto pure stasera, ma nessuno e capace di offrirmi quello che da sempre sogno. Dubito che l’amore esista. Penso che l’amore sia un’illusione ed è stato creato da poeti e scrittori; ma dove mai si trova veramente? Dove sono i veri Romei preparati a donare la loro vita per la loro amata? Al giorno d’oggi gli uomini non sanno amare. Sono solo capaci di dire parole vane, ma poi, alla conclusione, e devi credimi, quello che vogliono e io lo so` bene, è una cosa sola, è il mio corpo. Vogliono avermi nuda sopra un letto e trastullarsi con me carnalmente. Che schifo! Quello è il mio povero corpo di donna. È quanto questo che si vuol chiamare amore?”

“Quanto dici, in molti casi è relativo. L’uomo per la maggioranza è un adulatore ed ha un fine e uno solo. Vuole averti per una notte o due, e poi… buttarti, ciao e buona notte… Non è ciò forse quanto avviene a te?”

“Bravo, Finalmente ho trovato un uomo onesto. Mi piaci. Penso che se ti fermi qui un po` potremo essere più che solo amici.”

Quelle furono le nostre prime confessioni. Sapevo per esperienza che in amore prima di tutto, bisogna essere capaci di dire quanto si pensa. Comunicare è l’essenza e l’inizio nell’entrare in quel mondo in cui, più tardi, la comunicazione dei nostri io avverrà con spontaneità lasciando tempo all’altro di comprendere e apprezzare quale siano i nostri sentimenti di vero amore ed il desiderio di essere assieme.

~ * ~      

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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